SOCIAL NETWORK “SOCIALI”?


 

Ho provato a contare i gruppi nati su facebook col nome “terremoto in Abruzzo”. Alla quindicesima pagina ho deciso di rinunciare….un elenco infinito, pare siano addirittura una centinaia di gruppi, forse di più. Il popolo del Social Network più ambito, già da qualche minuto dopo la prima tragica scossa delle 3.32, si e’ attivato per scambiarsi messaggi, informazioni utili, numeri di telefono per l’emergenza, riferimenti per donare il sangue o segnalazioni per organizzare ”aiuti concreti” per la popolazione sfollata.

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Nell’era del web 2.0 le comunità si servono della tecnologia in maniera diversa. I social network sono pensati per avere un certo tipo d’uso o funzione e spesso coloro che le utilizzano ne trovano di nuovi, dimenticando completamente quelli originali. Facebook veniva presentato come un network che permetteva di ritrovare persone con le quali si erano persi i contatti e di mantenere le relazioni con i propri amici (anche se lo scopo reale è sempre quello del controllo sociale, ma non è questa la sede per parlarne). Oggi questo social network si è completamente trasformato. La vecchia funzione è rimasta, ma è stata affiancata da altre funzioni che rendono Facebook una piattaforma dove è possibile praticamente di tutto: dal giocare on-line al condividere foto e video, fino a raccogliere fondi per una causa sociale o politica.

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Per la prima volta anche facebook si è inserito nel boom mediatico conseguente a una tragedia. Ora più che mai i media, che dovrebbero semplicemente raccontare i fatti, diventano i veri artefici della storia; le ansie catastrofiche dei cittadini, sempre più ossessionati dalla sicurezza, si materializzano improvvisamente durante le tragedie reali. E’ sempre più difficile tenere i piedi attaccati alla realtà e capire cosa realmente succede al di là del televisore e del PC. Così è stato per l’11 settembre e il crollo delle Torri Gemelle, tutto si è visto attraverso telecronache in diretta che decidevano come e cosa raccontare a chi stava incollato al televisore. Ma pochi capiscono il perché di queste tragedie e chi sono i veri responsabili. Tutti si iscrivono ai gruppi di solidarietà, nessuno però fa informazione, quella vera intendo; tra gli affiliati ai gruppi solidali su facebook, quasi nessuno per esempio ha parlato di Impregilio forse perché pochi sanno cos’è. Si inizia a parlare di un nuovo giornalismo mediatico globale e dunque della possibilità, che ognuno di noi ha, di sentirsi protagonisti senza esserlo, di generare in migliaia la narrazione dei fatti con le catene di S. Antonio, di sentirsi parte di una nuova collettività che mostra un etica della solidarietà solo dentro il web 2.0.

Sempre più chiusi nelle nostre stanze, protetti dai nemici in agguato, cresce in noi ogni giorno la paura di incontrare il vicino di casa sul pianerottolo!


M.M

REDAZIONE SPOT

 

SOCIAL NETWORK “SOCIALI”?ultima modifica: 2009-04-09T15:26:00+02:00da eguidespot
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