E ora …la PUBBLICITA’ – Dagli anni ’30 al Carosello

 

 

LA RADIO

Durante il regime fascista, nel 1924, le piccole società private di radiofonia erano state unificate nell’URI (Unione radiofonica italiana) che tre anni dopo diventò EIAR (Ente italiano audizioni radiofoniche); nel 1944 il nome cambiò in RAI (Radio audizioni italiane) per volere del governo del sud, in piena seconda guerra mondiale e nel 1954 cambiò ancora in RAI-TV.

2400-1391~Martini-Rossi-Torino-Posters.jpgNel 1926 viene fondata la SIPRA (Società italiana pubblicità radiofonica anonima) concessionaria della pubblicità della radio che divenne quasi esclusivamente proprietà dell’EIAR. Intorno al 1930 le stazioni emittenti erano inizialmente otto, mezzo esclusivo per la propaganda del regime fascista: i giornali-radio, le celebrazioni delle date importanti per il regime, i discorsi di Mussolini, trasmissioni per degli utenti particolari (Nonno radio per i ragazzi, L’ora dell’agricoltore per i contadini etc). Fino ai primi anni della seconda guerra mondiale erano molto popolari nell’emittenti televisive le trasmissioni settimanali di musica operistica patrocinate dalla Martini & Rossi mentre un’altra marca di liquori, la Cora, sponsorizzò i “concerti ritmo-sinfonici” più adatti ad un pubblico giovane e più vicini ai ritmi jazz. amarocora.jpg

Dunque inizia così l’era della pubblicità radiofonica che raggiunge un vero successo con i due cicli di parodie-pubblicitarie della Buitoni-Perugina: I quattro moschettieri 1934-35 e Due anni dopo, 1936-37. In cinque anni, dal ’35 al ’40, gli abbonati alla radio erano passati da poco più di 500.000 a 1.375.000. Dopo la seconda guerra mondiale il linguaggio radiofonico cambiò in maniera radicale, molto più naturale rispetto a quello utilizzato finora dagli annunciatori del regime. La pubblicità continua con i programmi offerti e sponsorizzati dalle ditte del tempo e nascono in questo periodo i primi concorsi a premi: Botta e risposta, condotto da Silvio Noto, che dava in premio prodotti poco costosi, in quanto l’Italia si era impoverita dalla guerra, come saponette, profumi, dopobarba etc.

 

LA CARTASTAMPATA

 

la%20domenica%20del%20corriere%204.jpgGli editori dei giornali iniziavano a preoccuparsi seriamente per la diffusione della pubblicità radiofonica. Gli italiani hanno sempre letto poco e in quegli anni leggevano prevalentemente gli uomini di un certo strato sociale.

Continuavano ad esser letti i periodici tradizionali come La Domenica del Corriere, La Tribuna Illustrata, Tempo etc. Per la stampa era giunto il momento di rinnovarsi, nascono così in questo periodo i settimanali. Dal ’46 vengono lanciati L’Europeo, sotto la direzione di Arrigo Benedetti, Oggi dell’editore Angelo Rizzoli, diretto da Edilio Rusconi che dopo qualche anno sarà l’editore di un altro settimanale di successo Gente. Anche Arrigo Benedetti lascerà L’Europeo per fondare uno dei settimanali di informazione di fortissima diffusione ancora oggi, L’Espresso.

Oltre ai periodici di informazione, la vera novità di questi anni è l’ampia diffusione delle riviste femminili e dei fotoromanzi: Mani di Fata, Eva, Annabella (diventata poi Anna e dal 2006 “A”) di Rizzoli, Grazia di Mondadori, Gioia di Rusconi e Amica di Rizzoli, Grand Hotel di Mimmo e Alceo Del Duca ; queste rappresentavano le tipiche letture per le signore della media e piccola borghesia di quel tempo.

La maggior parte dei prodotti pubblicizzati in questo periodo erano prodotti di bellezza e per la casa, quindi le riviste femminili diventano in poco tempo il mezzo stampato più ambito dalla pubblicità.

 

 

Dal 1930 gli studi pubblicitari italiani erano di due tipi, quelli dei cartellonisti ispirati sempre dagli autori dei manifesti del periodo liberty, e i nuovi artisti che potremo già definire grafici.

4bauhaus.jpg

Nel dopoguerra era diventato celebre per i manifesti sportivi Gino Boccasile, soprattuto grazie a un manifesto che creò bigBoccasilePaglieriSm.jpgscalpore in quanto raffigurava una donna con i seni scoperti, subito fatto sostituire da un immagine più casta, la pubblicità in questione promuoveva i profumi Paglieri. Un altro nome importante di quegli anni è Marcello Nizzoli, pubblicitario di ispirazione cubista e futurista e successivamente designer per la Olivetti; e ancora Federico Seneca, Giuseppe Cappadonia, Attilio Rossi e Carlo Dradi. Questi ultimi due tra il 1923 e il 1933 erano stati tra i fondatori di “Campografico” una rivista che si ispirava al Bauhaus (1919-33) e che rivoluzionò la grafica italiana. Dradi ideò il marchio dei Jolly Hotel, con la J che si toglie il berretto da portiere d’albergo. Un altro grande maestro della pubblicità in Italia, Erberto Carboni, usò molto la tecnica del fotomontaggio inventato dal Bauhaus realizzando 0000-6980-4~Olivetti-Office-Typewriter-Posters.jpgpubblicità per Motta, Barilla, Bertolli; nel 1949 creò il marchio Rai e nel ’53 il marchio Rai-TV, la prima sigla del telegiornale, le campagne abbonamenti, gli annunci per Pirelli (1956), per Pavesi (“E’ sempre l’ora dei pavesini”, 1959). Anche Dino Villani è da ricordare per il grande successo delle sue pubblicità per la Motta. Come Carboni, fu antesignano della comunicazione integrata, usava la radio in maniera spettacolare e inventava “eventi”, impiegando le tecniche delle relazioni pubbliche, delle quali allora si ignorava il potenziale. Per Gi.Vi.Emme, produttrice anche di un dentifricio, inventò il concorso “Cinquemila lire per un sorriso”,rai.jpg che nel 1946 1948c_b.jpgdiventa il concorso Miss Italia, di cui è stato direttore per undici anni.

 

La Rai, l’Olivetti e la Pirelli furono le grandi scuole per la pubblicità grafica di quegli anni. Armando Testa si occupo della pubblicità dei Pneumatici Atlante Pirelli e creò successivamente l’Agenzia Testa protagonista per essere successivamente la più creativa nell’invenzione dei caroselli.

 

Per la storia del Carosello……al prossimo post!

 

M.M.

REDAZIONE SPOT

 


E ora …la PUBBLICITA’ – Dagli anni ’30 al Caroselloultima modifica: 2009-01-27T12:24:00+01:00da eguidespot
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “E ora …la PUBBLICITA’ – Dagli anni ’30 al Carosello

Lascia un commento