Pasolini e i mitici Jeans Jesus

 

 

Cosa vi ricorda questa immagine?

 

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Sarei curiosa di sapere se qualcuno di voi ne conosce i retroscena e le polemiche che l’hanno accompagnata.

 

Andiamo un tantino indietro nel tempo…

Siamo negli anni ’70 e nella moda dei più giovani si diffondono i mitici jeans. Il primo marchio italiano prodotto a partire dal 1971 dal maglificio calzificio di Torino (MCT) ha un nome che provoca un certo scalpore in uno stato ancora conservatore, il marchio in questione è JESUS JEANS.

Nel 1973 Maurizio Vitale, giovane industriale, proprietario di Robe di Kappa e produttore dei jeans Jesus, decide di affidare la campagna pubblicitaria dei jeans al fotografo Oliviero Toscani e a Manuela Pirella, proprietaria di un’agenzia di pubblicità, la quale idea quello che sarà il primo slogan a provocare lo sdegno del Vaticano: “non avrai altro Jeans al di fuori di me” .

Già il nome del prodotto viene considerato blasfemo, lo slogan ricorda il primo comandamento e la zip è abbassata quasi al livello del pube di un modello dal sesso dubbio.

Sul “Corriere della Sera” del 17 maggio 1973 Pier Paolo Pasolini pubblica un articolo molto lungo dal titolo “Il folle slogan dei Jeans Jesus”. Nel suo articolo lo scrittore evidenzia la posizione debole della Chiesa, che con queste provocazioni viene liberamente punita in quanto colpevole, come dice Pasolini, del suo patto col diavolo. Il diavolo in questione è la borghesia alleata, con i suoi vani valori, al neo-capitalismo:

Lo spirito blasfemo di questo slogan non si limita a una apodissi, a una pura osservazione che fissa la espressività in pura comunicatività. Esso è qualcosa di più che una trovata spregiudicata (il cui modello è l’anglosassone “Cristo super-star”): al contrario, esso si presta a un’interpretazione, che non può essere che infinita: esso conserva quindi nello slogan i caratteri ideologici e estetici della espressività. Vuol dire – forse – che anche il futuro che a noi – religiosi e umanisti – appare come fissazione e morte, sarà in un modo nuovo, storia; che l’esigenza di pura comunicatività della produzione sarà in qualche modo contraddetta. Infatti lo slogan di questi jeans non si limita a comunicarne la necessità del consumo, ma si presenta addirittura come la nemesi – sia pur incosciente – che punisce la Chiesa per il suo patto col diavolo.”

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Un anno dopo il marchio Jesus continua a provocare con un’altra campagna pubblicitaria, ideata sempre da Oliviero Toscani e Manuela Pirella. Protagonista l’immagine di un fondoschiena femminile accompagnato dallo slogan “chi mi ama mi segua”.

La polemica raggiunge livelli sempre più alti e Pasolini in un breve saggio dal titolo “Sviluppo e progresso” del 1973 ne fa una seconda analisi:

 

Tra l’«Jesus» del Vaticano e l’«Jesus» dei blue-jeans, c’è stata una lotta. Nel Vaticano – all’apparire di questo prodotto e dei suoi manifesti – si son levati alti lamenti. Alti lamenti a cui per solito seguiva l’azione della mano secolare che provvedeva a eliminare i nemici che la Chiesa magari non nominava, limitandosi appunto ai lamenti. Ma stavolta ai lamenti non è seguito niente. La longa manus è rimasta inesplicabilmente inerte. L’Italia è tappezzata di manifesti rappresentanti sederi con la scritta «chi mi ama mi segua» e rivestiti per l’appunto dei blue-jeans Jesus. Il Gesù del Vaticano ha perso. Ora il potere democristiano clerico-fascista, si trova dilaniato tra questi due «Jesus»: la vecchia forma di potere e la nuova realtà del potere…”

 

A distanza di 30 anni, ora lascio a voi il piacere di commentare una vicenda che, dalle polemiche che ha suscitato, sembra tutt’oggi attuale.

 

 

M.M.

REDAZIONE SPOT

 

 

 

 

Pasolini e i mitici Jeans Jesusultima modifica: 2009-01-22T17:12:00+01:00da eguidespot
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7 pensieri su “Pasolini e i mitici Jeans Jesus

  1. nella conclusione del post è stata già data la risposta! è evidente che la situazione italiana è sempre la stessa…inevitabile dire che la pubblicità è il riflesso della società in cui viviamo…in quanto utilizza i codici dell’immaginario collettivo. E nel momento in cui vengono utilizzati codici differenti, ciò provoca una dissonanza e quindi disorientamento! Non mi sembra che nella lotta “pasoliniana” “Tra l’«Jesus» del Vaticano e l’«Jesus» dei blue-jeans, abbia perso il jesus del Vaticano! è ancora troppo forte l’influenza del Vaticano nella cultura Italiana…e ritengo che lo sarà sempre e sempre la Pubblicità rispecchierà quest’influenza. Questo lo dimostra che ogni volta che Toscani irrompe con la sua Creatività, l’opinione pubblica ne rimane sconvolta!! ricordate quanto fece discutere anche il bacio tra le due suore oppure l’atto d’amore (:)) tra i due cavalli??

  2. Non mi piacciono troppo le pubblicità a sfondo sessuale perchè ricorrono ad un espediente troppo utilizzato: è ovvio che la pubblicità farà effetto, quindi è senz’altro efficace, ma alla lunga dà assuefazione.
    Toscani ha ottenuto ciò che voleva, ha fatto parlare dei jeans, quindi ha raggiunto l’obbiettivo, ma forse per il futuro bisognerebbe puntare su nuovi argomenti

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